La baracca degli angeli neri

Racconto noir ‘giovanile’ di Tonani che richiama alla memoria la generazione americana di Kerouac (“Sulla strada”), il “Giovane Holden” di Salinger e “Arancia meccanica”, con questo non intendo dire che è datato ha solo un vago profumo d’antan, di ribellione, di malessere adolescenziale. È un racconto angosciante e molto cupo con catarsi finale e ristabilimento della ‘normalità’ di facciata. I personaggi principali sono due ragazzi ‘cattivi’ che seguono inizialmente lo stesso percorso e che alla fine sembrano arrivare a conclusioni diverse. Sembrano, appunto! La vena di follia che percorre tutto il racconto alla fine si svela in due diversi modi, quella conclamata e quella nascosta, curata e nutrita e rigorosamente celata al mondo. Comparsa un po’ anomala il vecchio Cencio che sembra a tratti un barbone ignorante e ubriacone e a tratti fa domande precise e chiare che non gli si attagliano. In complesso di lettura svelta e con tutte le virgole al loro posto.
La baracca degli angeli neri, Dario Tonani, Solfanelli (1991)

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