Babel-17 una piccola gemma

Quarta ristampa per questo gioiellino Anni 60. Lo lessi nel 1976 nell’edizione della Tribuna per la collana Bigalassia maritato all’altra piccola gemma La ballata di Beta2, anche questi di Delany. L’ho poi comprato per motivi collezionistici nell’edizione Classici Urania n. 130 ed ora in Collezione l’ho riletto con estremo piacere. L’avere tre copie del libro pubblicate a distanza di anni una dall’altra mi ha dato modo di notare che la traduzione, sebbene sia sempre di Montanari è stata revisionata per l’edizione Mondadori e mutilata (forse questione di copyright) delle poesie della moglie di Delany, la poetessa Marilyn Hacker. Anche lo stile è diverso, cambia la costruzione di alcune frasi, certamente dovuta ad un ammodernamento.
D’altra parte incuriosita dal fatto che nel Bigalassia non appare alcun copy dell’autore e che nel collezione il copy è 2002 ho chiesto un po’ in giro ed ho saputo che l’autore ha rivisto e revisionato svariate volte il suo lavoro nel corso degli anni, quindi ogni volta un nuovo copy; che la Tribuna a suo tempo cercò invano di contattarlo per comprare i diritti e che solo diverso tempo dopo l’uscita del libro riuscì a sistemare la cosa con il suo agente.
Veniamo alla storia. Protagonista di questo romanzo è una donna, Rydra Wong poetessa, abile linguista, telepate in potenza, capitano di astronave, per di più anche bella e, si intuisce, di origine cinese perché in una frase afferma che i suoi antenati avrebbero anteposto il cognome al nome. Per le sue abilità viene incaricata dal suo governo di decifrare un codice, Babel-17, che sospettano sia il sistema degli Invasori per comunicare gli ordini di sabotaggio che si ripetono numerosi da anni. La Wong scoperto che il codice è in effetti un vero e proprio linguaggio parte sulla sua vecchia astronave diretta verso quello che ha previsto sarà il prossimo obiettivo degli Invasori.
L’ambientazione del romanzo è quello di una space opera, grandi distanze, molte razze non umane, astronavi e battaglie nello spazio, il mondo di Rydra è popolato di una umanità particolare, il suo equipaggio scelto persona per persona tra i gli spaziali del Porto è composto da tre navigatori legati affettivamente, da un pilota modificato chirurgicamente ma per pura estetica, da un trio di esseri disincarnati ognuno dei quali è soltanto Occhio od Orecchio o Naso e da una ciurma di ragazzetti inesperti. Quaranta anni fa chi avrebbe immaginato piercing, tatuaggi tridimensionali e mobili, chi avrebbe pensato a disincarnati, cioè anime senza emozioni, per lavori nel vuoto dello spazio, chi si sarebbe azzardato a proporre una suicida resuscitata per compagna a due navigatori? Delany l’ha fatto con una delicatezza, con una maestria che lascia stupefatti. E con tocco leggero ci offre una dichiarazione d’amore tenerissima nella quale il Macellaio per una incomprensione semantica sbaglia tutti i pronomi e Rydra non ha animo di correggerlo se non alla fine. A Delany si possono perdonare alcune inezie, piccole forzature che però presi dal ritmo quasi musicale della narrazione riusciamo a stento a rilevare; complessivamente il romanzo è ottimo, da bollino di qualità.

Babel-17 di Samuel Delany – Urania Collezione 56

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