Il mistero dei Kyber

Il vero mistero è come sia io riuscita a finire di leggerlo. Evidentemente i due autori non riescono ad amalgamare le loro interpretazioni del tema: un incontro con una cultura diversa, molto ma molto aliena, e un cammino verso una fusione mentale, per pochissimi eletti, che prelude ad una trasformazione suggerita ma non dichiarata e appartenente ad uno dei tanti futuri probabili. Uno dei due, e credo di riconoscere la mano di Watson filosofeggia per tre quarti del romanzo, l’altro ci dà la cornice e descrive con parole veramente ben scelte e evocative il pianeta e la razza aliena. Beh, questa è impressione mia, eh? Magari non è affatto così e in un libro a quattro mani è difficile separare un autore dall’altro, inoltre confesso la mia ignoranza di Bishop non ho letto niente, mentre ho letto qualcosa di Watson.
In ogni caso ho letto con difficoltà questo romanzo molto ‘statico’ pare che tutto accada al rallentatore e che i personaggi (ma perché poi la protagonista è giapponese?) siano sopraffatti dalle proprie ossessioni e dai loro irrisolti problemi. Gli alieni che sono ancora più immobili degli umani poi dicono e non dicono, non si presentano come nemici o come amici per tutta la vicenda il che rende ancora più inesplicabile il finale. Insomma non lo consiglio, a meno che non vi piaccia la fantascienza dove succede poco e si parla molto.
Il mistero dei Kyber di Jan Watson e Michael Bishop – Urania 1431 del 13/1/2002 (Under Heaven’s Bridge)
13 maggio 2007

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