Lo Zio Silas

Parenti serpenti

Ho fatto mezzanotte passata per finire Lo zio Silas un gotico di metà ottocento di un autore a me sconosciuto, tale Joseph Sheridan Le Fanu da Dublino (1814/1873). Certo mi direte: “Ma come Le Fanu! Quello di Carmilla! Un Maestro del gotico!” Ebbene sì, confesso la mia ignoranza, conosco di fama Carmilla, storia di vampiri, ma non sapevo di chi fosse. Le notizie su Le Fanu le ho spiluccate dalla corposa prefazione di Sandro Melano, che poi magari andrò a leggere completamente e con calma, ieri era troppo tardi e avevo sonno.
Il romanzo, di oltre cinquecento pagine, è il racconto degli anni formativi di una nobile ragazza inglese, in prima persona e sotto forma di autobiografia. Maud racconta gli avvenimenti accadutili quando diciassettenne, a metà del secolo, resta orfana di un padre distante e accecato dal senso dell’onore del ‘nome’ del casato e che per testamento la affida ad un suo fratello, Silas, al passato reprensibile.
La giovane quindi si ritrova a vivere con l’anziano zio che da giovane debosciato s’è trasformato in vecchio bigotto, con la di lui figlia Millicent e un contorno di personaggi che avranno poi nello sviluppo della trama parti rilevanti.
Devo dire che all’inizio la povera Maud resta un tantino antipatica, paurosa di tutto, eternamente indecisa e totalmente sottomessa prima al severo padre poi a chiunque mostrasse di avere, non solo autorità su di lei, ma anche soltanto un carattere più forte del suo. In seguito nell’arco del periodo di un paio di anni si vede poco a poco maturare in lei una determinazione che partita in sordina si manifesterà in pieno alla fine della storia. Quindi romanzo di crescita e di trovata consapevolezza di sé, il tutto ben inserito in un’ambientazione fosca, di ombre e segreti sempre accennati. La narrazione è in prima persona, quindi il lettore non sa più di quello che sa Maud, tranne pochi ‘intarsi’ che vengono però ben inseriti dall’autore per spiegare fatti che altrimenti non sarebbero comprensibili.
Le abitazioni dove la ragazza vive sono vecchie dimore nobiliari inglesi, isolate e cupe, una di queste quasi in rovina, dai lunghi corridoi male illuminati, le stanze polverose dalle imposte sprangate, i cortili invasi dalle erbacce. La casa dello zio Silas abitata e manutenuta solo in piccola parte mi ha ricordato Donnafugata, ma che differenza tra le stanze disabitate infilate una dietro l’altra, polverose e dai muri scrostati sì, ma illuminate dal sole di Sicilia e odorose di rose e limoni con queste di Bartram-Haugh polverose, scure, infestate dal ricordo di spettri del passato, gelide e dalle assi scricchiolanti!
Per contro all’esterno il parco e la tenuta sono di una bellezza e di una serenità totale, tanto che Maud e la cugina Millicent mostrano il lato più allegro del loro carattere solo nelle loro lunghe passeggiate all’esterno, quasi l’autore volesse bilanciare sole e buio, o forse far risaltare i momenti di tensione e orrore che accadono quasi sempre al chiuso.
Certo, perché è un ‘gotico’ e l’horror e la suspence sono chiaramente il perno di tutta la narrazione, dal classico “mistero della stanza chiusa” che si svelerà alla fine della storia alle allusioni a tremendi segreti e a vaghe intuizioni di menzogne e trame criminali che Le Fanu dissemina in ogni capitolo.
Lascia un pochino interdetti la fine della storia con un lieto fine a metà – ma i cattivi non ‘devono’ venir puniti? – ma nel complesso è stato di piacevole lettura a parte poche parti per le quali ho usato la mia ‘lettura veloce’ (salto di righe noiose). Lo stile dello scrittore è molto moderno (non so quanto abbia influito la traduzione di Annarita Guarnieri a rendere fluido un romanzo scritto un secolo e mezzo fa) e si legge velocemente nonostante le 524 pagine. Il volume con una sovracopertina abbastanza carina porta al piede di ogni pagina titolo e autore, cosa che apprezzo moltissimo – specie nelle antologie – ed è edito dalla Gargolye.

 

Lo zio Silas (Uncle Silas, 1864) di Joseph Sheridan Le Fanu –  trad Annarita Guarnieri – Ed. Gargoyle – € 16,00

 

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