26 ottobre

Ottobre bastardo. Fino a ieri il sole scaldava ancora, stamattina l’aria frizza il cielo è terso e limpido come d’inverno e un altro anno è andato. Ieri… ieri era giugno.
Tutto il pomeriggio scalza a sciaguattare nell’acqua piovana che si era raccolta nel canale di scolo al bordo del marciapiede davanti alle case. Un marciapiede di sassi tondi legati con cemento che quando ci passava senza le scarpe doveva poggiare il piede attentamente per non sentire dolore. Poi era calato il sole, lentamente ma per lei troppo in fretta, come sempre. Adesso è sulla soglia, non vuole entrare, la cucina è buia, ristagna l’odore di fumo della stufa a legna spenta da ieri sera, odore di campagna, di mazzi di origano a seccare attaccati alle travi e serte di agli e collane di peperoncini.
Nonna sta in piedi sulla sedia le braccia distese sta girando la chiavetta della lampada a gas e con uno zolfanello accende il lume sospeso sulla tavola. La luce è calda, gialla, debole, le ombre pian piano si ritirano negli angoli della cucina, Nonna la chiama dentro, riluttante entra ma vorrebbe restare fuori, anche se ormai l’acqua stagnante s’è fatta fredda e non si distinguono più le case vicine, i panni stesi, i cespugli. Tutto è scuro, contorni neri che si stagliano in un orizzonte poco meno nero.
Ora la porta è chiusa, sprangata, la stufa accesa con un minimo focherello per scaldare il latte della cena. L’odore è intenso, di vaccheria, di caldo, di fette pane messe sulla piastra della stufa per dimenticare che è raffermo. La bambina affronta la sua scodella con astio, non le piace mangiare è una perdita di tempo, tempo che ruba ai giochi, ai pensieri, ai sogni.
Lontano un cane abbaia, è il cane della Polveriera, il guardiano del guardiano; dall’altra parte della valle risponde il cane del Casale Rosso, un abbaio che muta in ululato, lungo e profondo. Più vicino, dal retro della casa, Lupa risponde con un latrato risentito.
Sono i Cani della Notte le dice la Nonna, si chiamano, si raccontano storie con i loro ululati, poi, quando tutti dormono, si raccolgono insieme e battono la campagna. I cani della notte hanno gli occhi rossi, occhi di fuoco, e quando sono in branco cercano prede, le dice Nonna, e se trovano un bambino fuori di casa lo prendono e lo portano nelle tane sottoterra, dove c’è un paese abitato da fate e streghe e da dove non si torna mai più.
La bambina ascolta, il cucchiaio a mezz’aria, la bocca aperta, gli occhi sgranati.
L’eco degli abbai rimbalza per la vallata, a destra e sinistra lontano e vicino, non si chetano stanotte i cani. Nonna accende una candela e spegne la lampada a gas, in cucina solo un occhieggiare di braci dalla stufa accompagnano la bambina nella stanza accanto- Nonna la spoglia e la aiuta a salire sull’alto letto dal materasso rigido, le lenzuola fredde e umide, si spoglia a sua volta, infila la lunga camicia ed entra nel letto. La bambina le si rannicchia vicina, gli occhi spalancati nel buio ad aspettare fili di luce tra le fessure delle imposte, ad ascoltare le voci dei Cani della Notte.
Ieri era giugno, ieri il mondo era nuovo e le favole erano reali. Perché non sono uscita a cercare le tane dei cani della notte?
Oggi è ottobre, l’aria frizza e un altro anno se n’è andato, per sempre.

Un pensiero su “26 ottobre

  1. Myszka ha detto:

    Ciao Doralys, ho letto il tuo commento e stavo rispondendo… poi ho pensato che era meglio venir qui.Come avrai visto alla cena poi non ce l\’ho fatta a intervenire :(Ho una idea pero\’. Io collaborero\’ un po\’ a questa manifestazione: GiocaRoma (www.giocaroma.it il sito e\’ fermo all\’anno scorso per ora) che si svolgera\’ a marzo. Potrebbe essere una buona idea organizzare un raduno dei romani li\’?

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