L’Incontro II

 


– Chi sei, Signore?
– Sono un Guardiano.
– Io ti conosco, ti ho già visto nel sogno. Sei venuto quando ero in quella cella… Tu mi hai liberato.
– Oltre la Barriera i miei poteri sono limitati. Ti ho aperto la porta ma tu dovevi fare il resto.

****

La donna era raggomitolata a terra come una palla di stracci, stracci sporchi di sangue rappreso, di polvere impastata di urina e fili di paglia. Sulle pietre mal sgrossate del pavimento uno strato di pietruzze le penetrava la carne e aumentava il martirio della poveretta. La cella era al buio, solo un vago chiarore indicava in alto un pozzo per la presa d’aria che sbucava nel cortile.
Il giorno precedente l’avevano prelevata, due omaccioni dal fiato puzzolente di cipolle mal digerite, e senza tanti complimenti portata nella sala dove l’aspettava l’Inquisitore. La stanza era grande, muri di pietra costruiti da pochi anni ma era già fredda e carica di dolore. Non era lei la prima a passare per quella camera. L’Inquisitore sedeva ad un tavolo di legno, scuro in viso, quel viso che lei aveva adorato, cercato con gli occhi ogni volta che veniva aperta la porta del Palazzo e i signori uscivano per la caccia o per qualsiasi altra cerimonia, per un rogo o una punizione pubblica. Accanto a lui il segretario pronto con le sue carte a trascrivere ogni parola che sarebbe stata detta le aveva lanciato un rapido sguardo di compassione e distolto immediatamente gli occhi. Il boia e il suo aiutante le avevano mostrato i ferri e la frusta: volevano la sua ‘spontanea confessione’ del crimine commesso.


– Figliola, noi siamo qui per permetterti di confessare i tuoi molti crimini, per punirti e riammetterti nella comunità, noi vogliamo liberare la tua anima dal male e dalle eresie che la infestano.
– Io non so di cosa parlate Monsignore, non ho fatto niente io – protestò singhiozzando la donna con la voce impastata.
– Sei la donna che viene chiamata strega? Neghi forse di esserti vantata di questo nome per tutta la contrada? –
– Mi chiamano così ma non ho mai fatto stregherie di nessun genere – urlò la donna – sono una buona cristiana e ho sempre fatto del bene a tutti. – continuò con voce più bassa.
L’inquisitore girò il viso verso il segretario che, la lingua stretta trai i denti per la concentrazione cercava di scrivere parola per parola il dialogo tra i due e rassicurato dall’impegno dell’uomo si volse al boia – Mostrate i ferri all’imputata – disse, e poi alla donna – ti verranno mostrati gli strumenti che ti libereranno dei tuoi peccati e se non confesserai verranno usati su di te.
La seduta era continuata per un pezzo e quando l’avevano riportata nella cella lei era una palla pulsante dolore ma non aveva confessato quello che non aveva mai fatto.
Ora mentre gradualmente la debole luce si affievoliva sempre di più e l’aria si faceva gelida all’avvicinarsi della notte un torpore innaturale si diffuse nelle sue membra doloranti e i suoi pensieri divennero sempre più confusi come se una nebbia scura le avvolgesse la mente.
Di fronte a lei, in un tenue bagliore azzurro, prese forma l’immagine di un una persona avvolta in un mantello scuro, il volto nascosto dal cappuccio, che tremolava come una fiamma ad ogni suo respiro.
L’uomo, se era un uomo, ristette a lungo senza un movimento, senza una parola, figura che a tratti si confondeva con le ombre della cella e che dall’ombra osservava e leggeva nel cuore della prigioniera.
Lei sentiva vagamente che qualcosa la stava analizzando, scavando nei suoi ricordi, nei suoi pensieri, ma era un tocco talmente leggero e lei talmente stremata che accettava senza ribellarsi quella invasione. Dopo un tempo che non seppe valutare e che le sembrò infinito la figura ammantata si volse verso la porta e con il gesto della mano fece scattare la serratura. La porta cigolando si aprì di uno spiraglio e mentre lei guardava sorpresa il prodigio l’uomo svanì e con lui l’abbandonò il torpore che l’aveva legata. Si tirò sulle ginocchia, in piedi, aprì completamente la porta e vide i carcerieri addormentati, la testa sul tavolo, i boccali di vino ancora pieni e le chiavi delle altre grate attaccate ad un chiodo. L’uomo le aveva aperto la via della fuga.

Su gentile richiesta di Darkyo ho messo l’antefatto.

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