Novilunio – il commento

Iniziamo dalla copertina, questa di Brambilla con lo sfondo di un cielo azzurro e l’uomo in piedi sul relitto dà un senso di pace e di serenità che stride con il romanzo, almeno con la gran parte di questo perché in effetti rende bene il finale. Molto più intrigante la copertina dell’edizione Classici Urania (il n. 230 del 1996) di Marco Patrito che mostra semplicemente il primo
piano di Tigerishka sullo sfondo del simbolo yin-yang che rappresenta il pianeta. Non è niente di particolarmente eccelso ma rende benissimo il mistero e il fascino dell’aliena. Credo che se dovessi scegliere cosa comprare dalla copertina tra le due non sceglierei questa di Brambilla.
Il romanzo. Si parte con tante storie, individuali o di gruppi di persone che non si incontreranno mai nel corso della narrazione ed ognuna è un modo di vivere l’avvenimento catastrofico dell’arrivo del pianeta errante nel nostro sistema solare. Le peripezie di un gruppo di ufologi che si raduna su una spiaggia californiana per osservare l’eclissi di luna sono il corpo al romanzo, c’è poi una coppia di giovani artisti Newyorkesi completamente andati e il poeta con il suo amico inglesi che filosofeggiano ed esorcizzano la catastrofe bevendo, il miliardario astrofilo della Louisiana ed ancora esili come fil di fumo le storie del pirata asiatico, del terrorista sudamericano, dei dirottatori di una nave da crociera. Insomma un campionario assortito di persone, di vite, di morti. Il romanzo è un classico catastrofico con tutti gli ingredienti del genere: maree ottanta volte il normale, tsunami, terremoti, eruzioni di vulcani, incendi e inondazioni, di diverso c’è che non sono generati dalla solita guerra nucleare o causate da qualche cavolata fatta dagli uomini ma da un pianeta errante, il Vagabondo, apparso all’improvviso nel sistema solare e crogiuolo di razze xeno varie e diverse. Quello che mi ha colpito subito fin dalle prima pagine è la gran quantità di citazioni, da Joung a Dylan Thomas, da ‘fantascienza’ a ‘science fantasy’ (parlavano di John Carter di Marte) e poi Heinlein, Clarke e ancora E.E. SMith e Van Gogh. Leiber ha un amore intenso per i gatti e anche qui un gatto è personaggio di rilievo, anzi una gatta. Mi ricordo un gatto verde in “Il verde millennio”, animaletto che emanava pace e amore mentre qui Tigerishka emana seduzione e fascino felino, mortale e aggressivo. La gattina di casa Miao, rapita dalla bella aliena, è un altro tributo d’amore di Leiber ai gatti e per lei ha in serbo un avvenire di certo migliore che quello che le spetterebbe sulla Terra. Insomma un bel romanzo che quasi mai si inceppa nella narrazione e dove le pecche, che pur ci sono, passano inosservate. Leiber riesce a creare un romanzo dove il protagonista non è un eroe, anzi non c’è un protaganista ma tanti piccoli minimi protagonisti, gente comune con più difetti che virtù, dove anche l’aliena dimostra sentimenti estremamente umani, femminili, dove il filone catastrofico si lega con quello ‘spaziale’ – la storia dell’astronauta catturato dal Vagabondo- e con una vena di umorismo che serpeggia per tutto il romanzo. Piacevole rilettura per me, nell’edizione dei Classici che il Collezione, in abbonamento, ancora non mi è arrivato quindi non so se la traduzione di Malaguti è stata revisionata.
Novilunio di Fritz Leiber (The Wanderer, 1964) Urania Collezione n. 58

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