E un giardino fiorirà nel mio deserto

Stavolta un racconto, e siccome ho detto abbondantemente in giro che non mi piace leggere i racconti è evidente che se ne parlo è perché mi ha colpito. Altomare ci racconta la storia di un uomo che, incapace di odiare (anche se odiare chi gli ha distrutto la vita sarebbe ‘normale’) si ritira a svolgere il suo lavoro nel deserto, da solo. E nel deserto trova lenimento al suo dolore, con lui il deserto è gentile, lo accoglie e lo coccola, fino al punto di amarlo per quello che sta facendo. Strana cosa, dovrei dire, infatti il lavoro di Bruno è quello di modificare il deserto, renderlo fertile, farne un giardino, quindi in effetti sconvolgere l’equilibrio secolare del deserto, quasi ucciderlo per far nascere qualcosa di diverso. In un secondo livello di lettura il giardino che Bruno tenta con tutte le sue forze di creare sta crescendo poco a poco nel deserto del suo cuore straziato. La storia cresce poco a poco da una tranquilla visione dell’uomo, del suo rapporto col deserto, rapporto che da subito si capisce reale e concreto, fino ad un epilogo tragico e non solo per Bruno. Il finale però, sebbene voglia essere di speranza non riesce a superare alcuni dubbi del lettore, insomma, fuor di metafora sembra per niente verosimile.

E un giardino fiorirà nel mio deserto, di Donato Altomare, Uraniasat

contenuto in Cuore di Ghiaccio, Donato Altomare, La Vallisa 1989

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