I creatori di mostri

L’acqua polverosa della Rambelli

Una fontanella dalla quale sgorgava acqua polverosa era sistemata in un angolo…” e polveroso è questo “I creatori di mostri” della Roberta Rambelli ultimo equilibrismo della Mondadori per Urania Collezione dal quale ho tratto una “perla” tra le tante. O preferite il brindisi alla russa dove i sette boccali vuoti vanno ad infrangersi sulle paratie in segno di buona fortuna? Brindisi effettuato su una astronave, sia pur lunga un chilometro e con ippodromo e purosangue (!) per soli 120 esseri umani e 500 robot.
La trama a grandi linee sarebbe convincente: una spedizione mista militari/scienziati esplorando la ‘seconda galassia’ si imbatte in tracce di un misterioso e temibile ‘nemico’ e cerca di scoprire chi è e dove è; quello che non convince è la filosofia della Rambelli che, sia pur col beneficio dell’epoca nella quale il romanzo è stato scritto, risulta estremente ‘politicalmente scorretta’ ad un lettore di oggi.
I caratteri dei personaggi sono tagliati con l’accetta, luci ed ombre nettissime, dialoghi da sceneggiato Anni ’60; la Rambelli suggerisce di una società nella quale pur esistendo una gerarchia tutto è deciso dalla maggioranza, nella quale anche i militari devono ascoltare il parere dei loro sottoposti e agire di conseguenza. Per contro esalta il coraggio individuale – coraggio che io definirei piuttosto smargiasseria e incoscienza – e gli atti di ‘eroismo’ compiuti senza una vera necessità.
Passiamo agli alieni. Ovviamente tutte le razze che la Spedizione Kappa incontra nel suo girovagare per la seconda galassia sono di sub-umani o non-umani. L’incontro con la razza non-umana di pseudo-felini filosofi mi ha ricordato una altro romanzo “I ribelli dei grandi pianeti (1940)” di Hamilton dove, anche lì, c’è un contatto con esseri simili a leoni, filosofeggianti e telepatici. Altri alieni che incontrano sono sub-umani, a volte di forme proprio scimmiesche e dotate di una minima autocoscienza, altre volte umani regrediti ad esseri primitivi e con minima intelligenza, insomma solo noi terrestri, per la Rambelli, siamo la razza dominante nell’universo.
Altra chicca nella filosofia rambelliana è la ‘difesa preventiva’ cioè attaccare e distruggere quello che secondo i nostri eroi ‘potrebbe’ essere una minaccia alla loro incolumità; niente dialogo, niente verifiche, di fronte a quella che pensano sia una minaccia solo una soluzione: la distruzione. I nemici, quelli che che la spedizione sta cercando dall’inizio del romanzo si rivelano dei meri bruti senza un minimo di senso estetico, senza nulla che non sia rozzamente funzionale ai loro scopi, esseri che vivono solo per perseguire fini malvagi.
Romanzo ‘vecchio’ e discutibile quindi, da leggere solo come esempio di ‘archeologia’ della fantascienza italiana.


I creatori di mostri, Roberta Rambelli, Urania Collezione 51 – aprile 2007
Dom 29 Apr, 2007 08:13

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