Lucciole

Giugno 1960

Ha sei anni e mezzo, ci tiene a quei sei mesi che la fanno sentire più grande di Rosalba, la sua amichetta del cuore, la scuola è appena finita e si sta annoiando in casa quando suonano alla porta. Corre veloce per aprire prima di mamma, che è in cucina, e arrivata all’ingresso apre la pesante porta e si trova davanti due orchi. Un orco e un’ orchessa per la precisione!

Fa un salto all’indietro, spaventata dai due corpulenti sconosciuti che la salutano sorridendo, e si gira cercando mamma. Tutto a posto, i tre si salutano cordiali e mamma le dice: – Questi sono i tuoi zii, zio Adriano e Zia Adriana e sono venuti da lontano per stare qualche giorno con noi.

Va bene allora, ho due zii nuovi, insomma non proprio nuovi, sono vecchissimi, pensa guardandoli bene, sono grandi, panciuti e coi capelli bianchi che nemmeno nonna li ha così tanto bianchi. La sera a cena quando c’è anche papà i grandi parlano fitto fitto mentre la bambina gioca con il cibo annoiata.

Sono passati alcuni giorni, gli zii sono affettuosi, le passano di nascosto le caramelle, a volte parlano con lei della loro casa, di come abbiano una nipotina della sua stessa età, proprio la stessa, sei e mezzo, e ti piacerebbe conoscerla e giocare con lei?
E ti piacerebbe venire con noi per un po’, in treno, fino a Parma? Lei non risponde, guarda mamma, abbassa gli occhi e dentro sente un bruciore, un desiderio di uscire, di andare a vedere “Parma” di salire su un treno, e nello stesso tempo la paura di lasciare mamma e papà, e poi se non torno? E poi se torno e non li trovo più?

La cosa è decisa, andrà con gli zii e starà con loro per qualche settimana, forse un mese, al ritorno sarà affidata ad una signora che scende a Roma col treno tutte le settimane. – Voglio Jenny – Jenny è la sua bambola preferita – e voglio il passeggino per portarla a spasso – Quando si impunta non ci sono santi, per farla andare la accontentano e si parte, lei, Jenny il passeggino e gli zii.

Parma. La casa degli zii è strana. Una grande camera che fa anche da cucina, una passerella che attraversa il cortile e porta a una camera da letto e un gabinetto. Ci vive anche la Nonna, una donna secca secca, con la bocca storta che esce di rado dalla camera. La bimba la sistemano nella grande camera in un lettuccio accanto al tavolo e la sera a cena le fanno anche bere un piccolo bicchiere di lambrusco dolce per invogliarla a mangiare.

È bello stare tutto il giorno fuori casa, a giocare nella piazzetta con Sabrina, macchine non ce ne sono, solo biciclette e udite udite zio Adriano le ha affittato una bicicletta e le ha insegnato ad andarci. Prima con le rotelle ausiliarie poi senza! E non è mai caduta!

Passano i giorni tra giochi e corse in bici, la povera Jenny ormai dimenticata, poi una sera, quasi fine giugno, zio Adriano, dopo cena la chiama accanto. Le dice che domani tornerà a Roma da mamma e papà e che stasera la porterà in un bel posto, che è l’ultima sera e vuole farle vedere una cosa.

Prendono la bici, piccola lei, grande lui e pedalano per le strade appena illuminate dai radi lampioni, pedalano fino al Parco Ducale e lì in mezzo al verde, ai bordi dei sentieri, migliaia di lucciole rischiarano la notte. La bambina resta a bocca aperta, segue con gli occhi lucidi il volo degli insetti, segue la luce intermittente e come ne perde una subito un altra prende il posto di quella, in una danza luminosa. Porta negli occhi e nel cuore la meraviglia di quella luce fino a Roma e sa che non dimenticherà mai il volo delle lucciole nell’umida notte parmense.

Non so perché mia madre e mio padre mi mandarono in vacanza a Parma, ma so che il più bel regalo che mi fece zio Adriano non fu tenermi un mese in casa sua o insegnarmi ad andare in bicicletta o farmi assaggiare il lambrusco, no il più bel regalo fu di portarmi nel parco a vedere la danza nuziale delle lucciole.

2 pensieri su “Lucciole

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