Tempo su Tempo

Venerdì 3 giugno 1983

L’orologio appeso alla parete segna le 21:00, il turno è finito. Alys, la giovane inserviente dai lunghi capelli castani gli lancia un’occhiata poi toglie i guanti di gomma gialla e con un sospiro di sollievo si toglie gli auricolari del lettore CD che spegne e toglie l’elastico che le legava la treccia, lo infila nella tascona del camice da lavoro e scrolla la testa per sciogliere le ciocche. Spingendo il carrello delle scope infila il corridoio diretta allo stanzino di servizio. – Venerdì… – pensa – pregustando già la dormita che si farà domattina.

Passando nota una porta socchiusa, una porta che a suo ricordo è sempre stata chiusa a chiave; accosta il carrello alla parete, la apre completamente ed entra, curiosissima di vedere cosa cela.

I soliti banconi di acciaio e plastica appoggiati alle pareti, la finestra con la grata, come tutte quelle dell’edificio Universitario che ospita i laboratori di fisica, e nel mezzo un grande apparecchio posato su una piattaforma rotonda leggermente rialzata. Alla luce che arriva dal corridoio vede cartacce appallottolate in terra e un vassoio di cartone di quelli della pizza rotto e unto che sporge fuori da un cestino di filo metallico. Con un sospiro Alys schiaccia l’interruttore della luce ed entra per svuotare il cestino nel grosso sacco della spazzatura che è appeso al suo carrello.

La strana macchina emette un leggero ronzio che avverte solo quando si avvicina e una scritta luminosa che lampeggia verde e ambra su un piccolo schermo che vi è incassato attira la sua curiosità. La ragazza sale sulla piattaforma per leggere la scritta e come vi poggia i piedi sente la piattaforma muoversi ondeggiando come una barca sul mare mosso.

Presa alla sprovvista perde l’equilibrio e per non cadere allunga il braccio e si aggrappa ad una specie di maniglia che sporge invitante. La piattaforma continua a tremare e ondeggiare, la nausea improvvisa le fa chiudere gli occhi – Oddio, il terremoto! – esclama impaurita.

Si tiene aggrappata alla maniglia come se ne andasse della sua vita per un tempo che le sembra eterno ma che in effetti dura pochi secondi. Quando il movimento bruscamente si ferma il contraccolpo la manda a sbattere contro una cassettiera di metallo facendola gemere per il dolore.

sempre venerdì ma quando?

Indolenzita e borbottando si rialza massaggiandosi il fianco e guardandosi intorno ha un sobbalzo. La stanza non è quella dove si trovava un attimo prima, non ci sono i banconi di acciaio e plastica alle pareti né le apparecchiature che aveva intravisto poco prima. Al loro posto nella fioca luce che proviene dal corridoio vede un tavolo da architetto evidentemente in disuso e scrivanie con monitor dall’aspetto di giocattolini, piatti e dotati di tastiera. Lentamente, la mano sulla bocca per non urlare indietreggia verso l’uscita. Non si è accorta del rumore di passi affrettati che proveniva da corridoio e va a sbattere contro l’uomo sopraggiunto. L’urto inaspettato – ma cosa può essere più inaspettato ormai – la fa finalmente urlare di terrore. Si sente afferrare le braccia ed una voce nasale chiederle con tono brusco – E cosa ci fai tu qui? – poi la voce si fa più piana – Non urlare, non ti fò nulla, calmati! –

L’urlo si affievolisce fino a divenire un gemito, l’uomo allenta la presa e la fa girare per guardarla in faccia. -Allora chi sei e come sei entrata? – le chiede mentre nota i suoi impauriti occhi nocciola e le labbra rosse e sensuali, senza un filo di trucco.

Io… io… io lavoro qui – risponde tremante – c’è stato un terremoto poco fa e sono caduta e la stanza era… diversa – mentre parla si rende conto di dire assurdità, che il terremoto non c’è stato, che il corridoio non è lo stesso, le pareti hanno un colore diverso, il pavimento è diverso! Che non si trova dove era poco prima.

Un terremoto? Ma che stai dicendo? Cosa hai preso? – la guarda cercando segni rivelatori – Cos’era? Ti senti bene? – finalmente le lascia le braccia aspettando la sua risposta .Alys lo guarda sconvolta, l’uomo è pressappoco della sua età, intorno a trenta, dal viso ben curato e un fisico da schianto, gli occhi leggermente più piccoli del normale gli danno un’espressione indagatrice e penetrante – Non sono drogata, mi chiamo Alys e cinque minuti fa stavo spingendo il carrello delle scope nel corridoio del secondo piano dell’Istituto di Fisica qui… proprio qui dove sono ora – risponde tutto d’un fiato. – Allora, Alys, qui siamo nel corridoio del ‘mio’ studio – le dice calcando sulla parola ‘mio’ – al secondo piano del palazzo di uffici che è qui da… – si interrompe fulminato da un pensiero – vuoi dire che tu poco fa eri… ma aspetta una volta questo era un edificio universitario. – aggrotta la fronte cercando di ricordare – forse venticinque o trenta anni fa… poi, non so, ci fu un incidente e il palazzo rimase vuoto per anni fino a che fu fatto un restauro e affittato a privati. Io sono qui da sei anni. – la guarda con sospetto – e come l’hai inventata questa storiella improbabile? Se fossi venuta per rubare non avresti trovato nemmeno un euro… solo cartacce.

Alys sbianca, la testa le gira, non sa più cosa fare, cosa dire, non sa più nulla – con voce flebile snocciola – Io – non sono – drogata. Non sono una ladra. Sono la donna delle pulizie, mi chiamo Alys e oggi è venerdì tre giugno… – quattro giugno – la corregge con la forza dell’abitudine l’uomo – …1983. – No bella, 2010. Siamo nel 2010!

Adesso smettiamola di giocare, bella, dammi un documento – le dice prendendola per il braccio mentre infila l’altra mano in tasca per tirare fuori il cellulare. Ancora incredula e sconvolta Alys, senza nemmeno la forza di divincolarsi dalla stretta, sbottona il camice e dalla tasca dei 501 estrae un portadocumenti di pelle marrone che apre mostrando all’uomo la sua patente. Nella foto c’è lei, i capelli sciolti un dolce sorriso e lo sguardo perso chissà dove; l’uomo guarda la foto poi scorre rapidamente il documento fino i a trovare le date, legge a voce alta : – data di nascita 26/10/1952… 1952! – urla – non è possibile! Non sei tu questa! – Poi l’afferra, controlla ancora, la rigira tra le mani, sembra autentica, legge di nuovo: Alys Brin… – alza gli occhi e la guarda – sei tu? – Si, sono io -risponde con voce atona. -…rilasciata 2 febbraio 1980. Firme, timbri, bolli… non ci credo, non ci posso credere. Ma che diavolo ci facevi in quei laboratori? Cosa è successo? – Alys lo guarda con occhi vuoti – Non lo so, non so nulla dimmi tu dove sono e… – deglutisce – …quando sono. – Sei dove eri prima, credo. Ma trenta, no ventotto anni dopo. Oggi è il 3 giugno 2010, mercoledì. E questo è il mio ufficio; sono Max, Massimo e sono architetto.

Alys ha lo sguardo perso nel vuoto, è sbiancata in volto e sembra che stia per svenire; Max la sorregge per non lasciarla cadere in terra e con voce raddolcita le dice – Vieni con me, qui non possiamo stare, ti porto a casa mia e parliamo di questa… cosa che ti è successa. Apatica e inerte lei si lascia trascinare in fondo al corridoio e infilare in un ascensore che li porta in un garage sotterraneo. Non rileva nemmeno la strana forma delle auto parcheggiate, linee arrotondate, avvolgenti e colori luminosi e scintillanti sotto le luci al neon. Si lascia condurre ad una piccola utilitaria e cade quasi a sedere sul sedile mentre Max salito a sua volta mette in moto e guida lentamente, pensieroso, verso l’uscita del parcheggio.


Sono seduti uno di fronte all’altra e lei racconta; racconta di come la curiosità l’abbia spinta verso una strana macchina dalla base vibrante e come abbia toccato qualcosa, una leva o una maniglia e che si sia ritrovata in un’altra stanza, in un altro tempo e chissà, in un altro mondo.

-Adesso cerchiamo di essere razionali Alys – le sta dicendo Max – tu vieni dal passato, cioè per te è venire nel futuro, dobbiamo cercare di capire come ci sei arrivata e farti tornare indietro, nel tuo tempo.

Lei lo guarda come si guarda un salvagente in mezzo al mare in tempesta, ha ancora in mano il bicchiere di acqua fresca che le ha imposto di bere, ancora mezzo pieno. Annuisce con il capo aspettando che lui finisca di parlare.

Ora – continua Max- dimmi se ricordi chi lavorava in quei laboratori, almeno qualche nome, e io cercherò di rintracciarli e sentire cosa successe. Mentre parla ha alzato il coperchio di una scatola piatta, di lucida plastica bianca ed ha premuto un bottone accendendo l’apparecchio; Alys si sporge curiosa e vede uno schermo con una tastiera, guarda Max con una espressione interrogativa e lui fa una risatina forzata – è un computer portatile, un laptop; credo non ce ne fossero ai tuoi tem…-si blocca – cioè nel 1983.

Alys apre la bocca meravigliata pensando ai grossi armadi dell’università, elaboratori di dati, li chiamavano, si riscuote e snocciola un paio di nomi di ricercatori che aveva incontrato alcune volte in Istituto -Maxim Parnall era il direttore e Ginger Allen la sua segretaria, poi c’era un ricercatore Akihito Kohime e poi.. Tim, no Tom… non ricordo il cognome.

Mentre le parlava Max digitava velocemente i nomi cercando in rete qualsiasi informazione potesse esserci.

Parnall risulta morto nel 2002, la Allen non risulta, si sarà sposata… ecco qui Kohime… Akihito Kohime è ancora sulla breccia, uno scienziato… vediamo dovrebbe essere ben vecchio ora – lancia un’occhiata ad Alys che pare non abbia rilevato la sua gaffe, poi inizia a leggere i dati snocciolati dal motore di ricerca.

Questo tipo deve essere un megalomane – esclama Max – ho trovato il suo profilo in tutti i social network che conosco! – Alys lo guarda senza capire – Dove? – mormora flebilmente.

– Social network… sono siti dove puoi mettere informazioni sul tuo conto, conoscere gente, parlare in chat ed anche in video chat. – si accorge che la ragazza è spaesata – Ecco -le spiega – qui per esempio c’è il suo profilo, è online ed è disponibile ad una videoconferenza… se accetta… ora provo.

Digita svelto Max e Alys gli si siede accanto per vedere cosa sta facendo, per la verità più affascinata dal veloce movimento delle dita sulla tastiera che da quello che lo schermo sta mostrando.

“Salve sono Massimo Klees e sono in compagnia di una ragazza, Alys Brin, che ha bisogno di alcune informazioni che solo lei, professore può darle” schiaccia “invio” e quasi immediatamente giunge la risposta: “Prego accettare la videochiamata”.

-Visto Alys? ci ha risposto e vuole parlarci! Una persona gentile, no? – mentre parla preme l’OK e accetta la chiamata, lo schermo si illumina e appare la faccia dai tratti orientali del Professor Kohime. Alys curiosa e trepidante avvicina il capo a quello di Max per vedere il Professore e questi scorgendola, la fissa per qualche istante e poi li stupisce entrambi: – Benarrivata Alys, la aspettavo.

Alys sgrana gli occhi stupefatta – Mi aspettava? Come fa a sape… – le parole le muoiono in bocca, sta osservando l’uomo, sulla settantina, capelli quasi del tutto bianchi, la faccia rugosa e stanca, ma gli occhi! Gli stessi occhi severi e indagatori, la stessa bocca dalla piega imbronciata che ricorda in un uomo che vedeva sovente all’istituto, un ricercatore che la guardava senza osservarla, sempre preso dai suoi pensieri. Alys cerca la mano di Max e la stringe forte – È lui.. era al laboratorio non più tardi di due giorni fa – sussurra a Max – due giorni e ventotto anni fa.

Stringe la sua mano e lui risponde alla sua stretta, per confortarla, per sostenerla mentre parla fitto fitto col professore spiegando come ha trovato la ragazza, ancora sotto shock, nel proprio ufficio e della storia incredibile che questa gli ha raccontato. Kohime annuendo col capo non mostra la minima sorpresa, anzi quasi spazientito ad un certo punto lo interrompe -Si, immaginavo che succedesse quello che è successo. Vedete io sono uno di quelli che stavano lavorando su quell’apparecchiatura anni fa e quando successe… l’incidente – dice, pronunciando la parola con ritrosia – la macchina era settata sul 2010. Così l’avevamo lasciata quella sera prima di partire per il week end. – L’attenzione di Alys e di Max è ora catturata completamente da quello che sta raccontando il professore.

Il professore parla per vari minuti mentre i due, magnetizzati dal suo sguardo intenso lo guardano senza muovere un muscolo, quasi senza respirare. – All’epoca non capimmo cosa successe, quale fu la causa dell’evento. Il nostro team aveva lavorato per mesi a quel progetto e il risultato era ben lungi dall’essere un salto in avanti nel tempo di così tanti anni. Noi studiavamo la possibilità di uno spostamento in avanti di pochi secondi e quella sera… quella sera dopo aver festeggiato con birra e pizza il completamento dell’esperimento uno di noi… – si fa riluttante – uno di noi mise il valore 2010, così per gioco.

-Ma cosa accadde di preciso Professore? -lo interrompe Max

-Non ne siamo ancora sicuri, dopo tanti anni di studio ho ipotizzato una lacerazione nel tessuto dello spazio tempo, ma non sappiamo. Non ci fu concesso di continuare il progetto. Io, Io soltanto per mio conto -la sua voce si fa sonora – ho insistito, studiato, provato, ma da solo! Senza nessun aiuto, con la sola mia forza! – gli occhi di Kohime si accendono di bagliori infuocati mentre parla, d’improvviso sembra che la sua faccia esca dallo schermo, i due ragazzi impercettibilmente si spostano all’indietro, le teste che si toccano, la mano dell’una in quella dell’altro a cercare protezione e conforto.

– Ora i miei studi sono completati, ho ricostruito la ‘macchina’, investendoci tutto quello che avevo, è finita e pronta per il… collaudo. – fissa negli occhi Alys – aspettavo solamente lei signorina per riportarla finalmente indietro, nel suo tempo, alla sua famiglia – la voce si fa dolce e suadente ma gli occhi restano freddi – poi potrò finalmente pubblicare la mia ricerca, dare al Mondo il Viaggio nel Tempo! continua con tono entusiasta.

Alys stringe forte la mano di Max – Mmmeee? -balbetta impaurita – co..cosa devo fare io professore? –

-Nulla di difficile Alys, solamente venire qui nel mio laboratorio e seguire le mie, semplici, istruzioni e in un batter d’occhio si ritroverà esattamente nel posto e nel tempo di partenza. Dovrà solamente all’arrivo contattarmi e consegnarmi un pacchetto che le darò, contenente le istruzioni per la costruzione di questa macchina del tempo funzionante.

-Ma… ma perché devo darle questo pacchetto? Non le sa di già queste cose? – lo interrompe confusa e senza comprendere.

-Perché così avrà il riconoscimento che gli spetta già nel 1983 – interviene Max –


Alys guarda negli occhi Max cercando conforto e consiglio – Cosa devo fare, Max? Sarà pericoloso? – Professore – interviene Klees – questo ‘viaggio’ sarà a senso unico? Cioè Alys – le stringe forte la mano – non potrà più tornare qui e ora? – Kohime fa un largo sorriso, freddo come i suoi occhi -Ma certo che potrà, se vuole, tornare! Dovrà solamente aspettare qualche mese, il tempo per me, per il mio io passato, di costruire la macchina e la rimanderò indietro. – Klees scuote la testa dubbioso, ma non si verrebbe a creare un… come si chiamano… paradosso? un paradosso temporale?

Se Alys è tornata nel suo passato allora qui nel 2010 ci sarebbero due Alys adesso una vecchia, cioè una di sessanta anni e questa qui accanto a me di trenta… Per non dire che se poi dal passato è tornata qui sarebbero tre… – Alys lo guarda confusa senza capire nulla mentre Kohime scuote la testa con aria comprensiva – No, no, giovanotto non è come dice lei, ora le spiego… -e comincia a parlare velocemente con quella sua voce quasi ipnotica mentre i due ragazzi sempre con le teste che si toccano, le mani nelle mani, si perdono in fretta nelle sue parole lasciando parlare le loro mani che stringono, scaldano, carezzano la mano dell’altro.

lunedì 7 giugno 2010

– E questo sarebbe un laboratorio di fisica? – sussurra Alys avvicinando la bocca all’orecchio di Max. Sono appena entrati nello scantinato che il Professore chiama pomposamente ‘il mio laboratorio’ e si guardano intorno un tantino sconcertati dall’ambiente. Mura di mattoni a vista, macchiati qua e là di muffe e nerofumo, pavimento di cemento scabroso e impolverato ma al centro dello stanzone ronza come un zanzara una grande macchina, imponente, di metallo lucente, affatto simile a quella che Alys ricorda bene.

Kohime che li ha guidati zoppicando leggermente fin lì, la guarda orgoglioso come un padre guarda il figlio prediletto.

Eccola! – annuncia ai due – pronta per il collaudo, cioè per il viaggio iniziale – si corregge subito – Alys devo ovviamente fare gli ultimi controlli prima del countdown, inserire i tuoi parametri vitali, insomma dovrai restare qui, mia ospite, per un paio di giorni poi tornerai a casa, sei contenta?

La ragazza si stringe a Klees -veramente Professore io non so… Ecco qui è tutto così nuovo, così bello… – Mi sta dicendo che non vuole tornare a casa? – la interrompe Kohime lanciandole uno sguardo gelido – Io… io non ho nessuno là, e qui…- guarda Max negli occhi e gli sorride. Max la guarda e le bacia la fronte dolcemente – Potrai tornare Alys! Non saranno molti mesi, vero professore? Tornerai e io ti aspetterò. – Kohime alle parole di Klees si rilassa e sorridendo compiacente le dice -Ma certo Alys! Solo pochi mesi, massimo cinque, sei e lei sarà di nuovo qui e sarà una ‘stella’, glielo prometto. Lei signorina Brin sarà la prima viaggiatrice spaziotemporale! –

Non mi interessa essere una stella – risponde Alys guardando Max con occhi colmi di amore – vorrei solo tornare e ritrovare Max, ecco solo questo vorrei se proprio devo andare.

-Mi troverai ad aspettarti, Alys. Te lo prometto.


venerdi 17 dicembre 2010

È giunto il tempo per Alys. In una fredda mattina di metà dicembre lasciano la casa sul mare di Klees e salgono in montagna, al ‘laboratorio’ di Kohime. La prima neve ha già sporcato le strade di una spolverata di bianco che presto si tramuta in fango e l’aria gelida fa rabbrividire la ragazza che si stringe a Klees appena ne ha l’opportunità.

– Bene, siete puntuali! -esclama il professore quando i due entrano nello stanzone adibito a laboratorio.

Klees lo saluta con fare distratto perso in un pensiero sfuggente che cerca di riacchiappare, sentendo che è importante e vitale, mentre Alys timorosa e ancora non del tutto convinta si avvicina a Kohime ed esala un ‘Buongiorno Professore’ quasi inudibile.

– Vieni, cara. Ormai è tutto pronto, manchi solo tu – fa un sorrisetto incoraggiante e le mette la mano sulla spalla accompagnandola alla sua ‘macchina’.

-Ora devi fare esattamente ciò che ti dirò, Alys. Questa è la documentazione che darai al mio io del passato e solamente a lui – le dice severo mettendole a tracolla una pesante sacca. – Ho dovuto stampare tutto quanto perché i supporti di archiviazione di adesso, pen drive e dvd non esistevano allora. – poi le ripete di nuovo – Non consegnarla a NESSUNO altri che a me. quando arriverai sarà nello stesso giorno, a un minuto di distanza, quindi secondo quello che mi hai raccontato sarai sola. Andrai immediatamente a casa mia, nella sacca c’è l’indirizzo, e mi racconterai tutto quello che è successo. Poi tornerai nel tuo alloggio e aspetterai il tempo necessario perché tu possa tornare qui con noi.

Alys annuisce ad ogni istruzione, lanciando di tanto in tanto occhiate a Max che sembra distratto e pensieroso. Kohime conclude il suo discorso con un

-Bene, ora salutatevi, poi iniziamo.-

Max si riscuote dai suoi pensieri, si avvicina alla ragazza e la abbraccia. Le avvicina la bocca all’orecchio e le sussurra – Alys non andare, resta con me. Ti prego, piccola. Ho paura che sia pericoloso. Lascia questo vecchio ai suoi esperimenti e torna a casa con me…

Alys gli chiude la bocca con un bacio e lo stringe tra le braccia con passione poi si stacca da lui con un – Tornerò, non ti libererai di me. Mai! – e va verso la macchina che ronza e ticchetta da qualche minuto. Sale sulla piattaforma, come è simile a quella che la portò, qui!, e posa la mano sulla leva guardando il professore con aria risoluta.

-Buon viaggio Ays! Aziona la leva. Ora! –

dal Gazzettino del Piemonte: Esplosione in una casa isolata nei pressi di Lurisia. Due morti e un disperso, le cause del disastro non sono note, ma sembra che si sia sviluppata una enorme energia cinetica che ha eiettato rottami a decine di metri di distanza. I corpi non sono stati ancora identificati, ma si presume che uno sia del proprietario della casa. I rilievi per scoprire le cause della tragedia sono in corso.”

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