SABY

Questo è il mio regalo di Natale per Sabrina, dieci anni.

-Buon Natale bambina mia! – La donna passa la mano sui ricci aggrovigliati dal sonno della ragazzina che si è appena svegliata. La stanza è ancora fredda, la stufa accesa da poco non dà che un leggero tepore, fuori la neve è alta e i vetri della finestra sono incrostati di ghiaccio.

– Fa ancora freddo piccola, aspettiamo che la stanza si riscaldi poi potrai vestirti e usciremo a giocare nella neve.

– Allora voglio una storia… un regalo di Natale! – esclama la bambina. La mamma si sistema lo scialle sulle spalle e sorride.

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Saby sta tornando da scuola, lo zainetto sulle spalle che si fa sempre più pesante ad ogni passo, cammina veloce schivando le persone che incrocia, attenta a dove mette i piedi, che non tocchino le giunzioni del marciapiede. Immagina che quella sia la soglia per entrare nel mondo accanto e poi perdersi per sempre. Fa freddo e pensando al calore della sua casa, alla tavola apparecchiata e al pranzo preparato dalla sua mamma si distrae un attimo e finisce addosso ad un signore intabarrato in un cappotto grigio di lana pesante che con un gesto di stizza la spinge via e prosegue il suo cammino.

Perso l’equilibrio il piede destro finisce proprio sulla fessura che separa due pezzi del cordolo e…comincia a cadere.

Cade e cade, come portata dal vento, perdendo lo zaino e il cappellino; cade sulla sabbia rovente, sotto un sole cocente che illumina di una luce purpurea un deserto di rocce e pietre aguzze. Rotolando su se stessa si ritrova seduta a terra, con gli occhi spalancati a chiedersi dove si trova e come ci sia arrivata. Il caldo è infernale e si strappa dalle mani i guantini di lana e slaccia il piumino cercando un sollievo che non trova nemmeno quando toglie anche il maglione restando con la sola camicetta. Si alza infine, si guarda intorno e vede solo desolazione, non un albero, non un’ombra, nulla di nulla. Cerca di trattenere le lacrime che le riempiono gli occhi sperduta e senza sapere cosa fare.

Saby è da pochi minuti in quel mondo senza nome, senza sentieri, senza null’altro che un sole ardente quando sente un lontano ronzio. Scruta il cielo rossiccio strizzando gli occhi, cercando di abituarsi al differente colore che sembra modificare la prospettiva delle cose e vede un puntino che avvicinandosi si fa sempre più grande. Rincuorata segue con spaspodica speranza il volo dell’oggetto in avvicinamento che pian piano si svela come una sorta di zattera piatta con un parapetto sul davanti e sulla quale indovina più che vedere tre o quattro alte figure.

Saltellando e sbracciandosi urla con quanto fiato ha in gola per attirare la loro attenzione e farsi vedere fin quando non è sicura che la zattera sta dirigendosi proprio verso di lei.

Il suono lacerante di un allarme fa sobbalzare Nico che era alle prese con un rapporto quanto mai noioso. Preme il pulsante per far tacere il rumore e legge il messaggio che è apparso sul monitor, poi si mette in contatto mentale con Pam.

-Emergenza su Jewel-5, un terrestre ha superato il portale senza autorizzazione. Bisogna controllare.

-Jewel-5? Non è quel deserto infernale dove abbiamo perso visitatori in modo inesplicabile?

-Esatto – risponde Nico – Dobbiamo indagare a fondo, la chiamata è arrivata proprio a noi. Preparati e vai, ma… fai attenzione e al bisogno chiamami.

-Vado immediatamente, quel mondo è pericoloso. Dammi le coordinate per il salto – risponde Pam che parlando ha infilato il lungo mantello nero ed ha tirato su il cappuccio coprendo buona parte del volto.

La zattera si libra a mezz’aria, ora la vede bene. E’ lunga quanto un autobus ed ha qualche sedile e nel centro una specie di cassa di plastica con piccoli fori. Tre personaggi sono sul davanti e gesticolando parlano tra loro in una lingua che non capisce. Sono alti e magri, paludati in lunghe tuniche leggere porpora o viola bordate di oro, e sul volto una maschera di metallo che li fa sembrare tutti uguali, alieni e senza emozioni. Saby, perplessa li guarda senza capire, quando all’improvviso uno dei tre si scosta dagli altri e chinatosi prende una specie di fagotto che era ai suoi piedi, lo tiene alto e con un gesto ampio lo getta addosso a Saby. Il fagotto si apre e una rete fitta le cade addosso imprigionandola, la ragazzina sul momento è stupita ma sentendosi legata cerca di scivolare via da sotto la rete ma questa si chiude rapidamente intorno a lei che viene tirata sulla zattera praticamente immobilizzata. I tre alieni la toccano, la tastano, esaminano i suoi vestiti pesanti poi soddisfatti emettendo rumori gorgoglianti aprono la cassa e la ficcano dentro senza tante cerimonie.

La cassa è piccola, soffocante nonostante i buchi, pregna di un forte lezzo di selvatico e Saby è appallottolata nella rete completamente bagnata di sudore e mezza svenuta, a malapena nota che la zattera ronzando come una libellula s’è rimessa in moto, poi il buio l’avvolge e perde conoscenza.

La Guardiana ha passato il portale e si ritrova proprio nel punto dove è arrivata Saby. Si sistema ben chiuso il nero mantello termico che la protegge dal caldo infernale di Jewel e osserva con attenzione le tracce sulla sabbia mentre col pensiero scandaglia intorno a sé emettendo cerchi sempre più ampi nella ricerca di una presenza umana.

La sabbia racconta a Pam la storia di Saby, piccole orme, di bambino forse, più in là un piumino, e un guantino di lana rossa, una lotta e una cattura dall’alto, l’odore sottile del carburante che ancora aleggia nell’aria, un mezzo aereo quindi, la scia che va verso le montagne lontane, il cui profilo azzurrino si staglia all’orizzonte. il raggio del suo pensiero si fa più ristretto, si volge ora verso quelle montagne lontane e lo scaglia in profondità cercando di captare un pensiero, un emozione, ma non sente nulla e preoccupata manda un messaggio mentale a Nico chiedendo di mandarle un mezzo di trasporto attraverso il portale.

Un soffio di aria relativamente fresca le accarezza il viso e Saby riemerge dal nero pozzo che l’aveva ingoiata. Ha le labbra screpolate, la lingua si attacca al palato e una sete tremenda come mai aveva provata le fa ardere la gola. la camicia bagnata di sudore si è attaccata alla pelle e i pesanti scarponcini da neve le stanno arroventando i piedi. Si tira su e si ritrova libera dai legacci che l’avevano imprigionata in un locale dalle mura in pietra, buio e più piccolo del ripostiglio di casa sua… sulla Terra. Non c’è porta, solamente un ‘apertura dalla cui soglia si sprigiona un lieve baluginio e Saby con due falcate vi si dirige solo per ritrovarsi col sedere a terra e la schiena sbattuta contro la parete opposta. Si rialza dolorante e si accosta all’apertura con prudenza allungando il braccio per tastare cosa l’ha calciata via. Appena le dita arrivano a toccare lo scintillio sente una forza enorme respingerla all’indietro; si massaggia il posteriore indolenzito e cerca di guardare al di là della soglia, verso destra e verso sinistra ma non vede altro che un corridoio stretto che si perde nelle profondità dell’edificio. Non passano che pochi minuti quando sente un rumore di pesanti passi che si avvicinano. Si ritrae più possibile dentro la cella, nell’angolo più buio rabbrividendo quando l’ombra dell’alieno si profila nella debole luce della lampada che sorregge. Quando entra il nuovo arrivato si rivela più basso di quelli che l’hanno catturata, massiccio e muscoloso, la sua pelle lucida di olio riflette con rapidi bagliori il fievole lucore della lucerna. Indossa un perizoma di pelle e nella mano un pungolo dall’aria niente affatto rassicurante. Questo non ha maschera sul volto incorniciato da una barba ispida e grigia e con gesti e versi inintelligibili le fa cenno di precederlo fuori della cella. Saby impaurita, stanca e assetata obbedisce, attraversa la soglia dal campo di forze disattivato e si incammina per il corridoio spinta a volte dal bruto col pungolo che emana basse ma convincenti scariche elettriche. Alla fine del corridoio si ritrova in un ampio locale con una grande apertura sull’esterno dalla quale entra a fiotti la luce sanguigna di quel sole alieno. Saby si ferma interdetta ma il pungolo la spinge fuori, sulla sabbia ardente di una enorme arena circondata da alti spalti gremiti di folla vociante: gente dalle tuniche porpora e viola bordate d’oro le cui maschere d’argento brillano corrusche alla luce di Jewel, il rosso sole morente.

Il significato di quello che vede la colpisce come una mazzata. Ha visto un sacco di film con i gladiatori e le belve feroci ed è sicura che da un momento all’altro un mostro orrendo uscirà da una delle altre aperture che vede. Si volta e disperata si butta nell’apertura dalla quale è appena uscita ma il potente campo di forza la respinge all’indietro di parecchi metri mandandola a ruzzolare nella sabbia rovente.

Il vociare della folla si fa ululato quando dal lato opposto a lei un enorme Bestia dall’ispido pelo nero viene spinta fuori a colpi di pungolo da due nerboruti inservienti fermandosi poi al centro dell’arena sbavante e ringhiante.

In uno scintillio dorato arriva il veicolo richiesto dalla Guardiana, la forma si definisce rapidamente, è una specie di uovo trasparente, Pam si infila dentro, si accomoda sul sedile e accende il motore anti-G e parte veloce, sospesa a mezzo metro da terra. Il suo raggio mentale ora ha individuato un debole segnale che le invia sensazioni di paura, di sete e di caldo. Stringe il raggio fino a farne una freccia dalla punta acuminata e infine riesce a mettersi in contatto con l’essere che sta trasmettendo dalle lontane montagne. Senza molta sorpresa si accorge che è una ragazzina e le invia un pensiero rassicurante e caldo, una promessa di aiuto e conforto. La Guardiana spinge al massimo il suo uovo trasparente e le montagne già sono più vicine e alla luce di Jewel si colorano di rosso i contrafforti di una cinta di alte mura sul bordo di un altopiano quando il segnale di paura della ragazzina diventa di terrore e infine con la mente riesce a sentire suo grido: “Aiutami, per favore aiutami, mi vuole mangiare!” Il flash di una immagine per un attimo le mostra la sabbia di un arena e una Bestia zannuta e sbavante che sta osservandola con occhi maligni, i muscoli frementi pronti allo scatto.

“Sto arrivando piccola, sono vicina, calmati e corri via, la Bestia è lenta nella corsa, ma tieniti distante dalle sue zampe” – Si ricorda Pam di una bestia come quella, incontrata in un giorno lontano e del terrore che genera il solo vederla. Si ricorda e si affretta spingendo il suo uovo oltre ogni limite.

La Bestia è davanti a lei a poche decine di metri e la osserva malevola, i suoi muscoli fremono, le fauci sono aperte e ne cola bava mucosa che si perde nella sabbia bollente. Saby d’improvviso sente un pensiero estraneo infilarsi tra i suoi, un pensiero caldo e amorevole e d’istinto spalanca la mente e grida allo sconosciuto di aiutarla. Poi, ricevuto un pensiero di risposta segue il consiglio e appena la nera Bestia le si avventa addosso scatta via zigzagando veloce e sollevando turbini di sabbia dorata. Il mostro pesante e lento la insegue caparbio annusando la scia del suo odore, con ampie falcate la raggiunge e già allunga la zampa unghiuta quando lei si gira e torna a correre lontano per poi fermarsi a riprendere fiato, aspettando il nuovo attacco, mentre la folla urla e fischia dalle gradinate dell’arena. Ma ecco che nella sua mente forte e chiaro arriva il pensiero amico, sfolgorante e caldo e… materno: “Eccomi piccola, sono arrivata!”

Dal cielo sanguigno cala rapido un grande uovo che si posa a poca distanza dalla nera Bestia ed una snella figura avvolta in un mantello color della notte ne scende veloce, con un gesto distratto della mano guida l’uovo al di sopra dell’arena poi si piazza tra il mostro e la ragazzina pronta ad affrontare la Bestia ringhiante.

La folla ammutolisce intimorita, poi un mormorio serpeggia tra le file degli spettatori, prende corpo, diventa una voce che infine grida: Guar-dia-na… Guar-dia-na… ma non è un grido di incitamento ma di rabbia perché sanno che ora che i Guardiani conoscono i loro vizi nessun gioco sarà loro più permesso.

Saby guarda la sua salvatrice, ora è sicura che è una donna, e con occhi pieni di stupore e ammirazione vede Pam tendere le braccia, le palme in fuori, verso l’orrendo mostro ed emettere raggi di luce azzurra contro di esso. L’essere immondo ringhia di rabbia e di impotenza, poi appena la luce azzurra lo sfiora il suo ululato diviene un lamento straziante, La sua pelliccia comincia ad emettere fumo poi piccole fiammelle si alzano da essa, cerca di avanzare verso Pam ma la Guardiana lo ha bloccato in una bolla di energia che gli impedisce di muoversi, solo una zampa dai lunghi artigli sferza l’aria cercando di colpire la scura figura che lo sta uccidendo. Con un ultimo lungo gemito infine si accascia sulla sabbia e in un secondo il suo corpo si accende di mortali fiamme azzurre.

Pam abbassa le braccia, con un sospiro si avvicina alla carcassa del mostro e osserva attenta. Nulla. Nessuna trasformazione, il mostro era una bestia, solo una bestia. Il ricordo di un altra bestia le si affaccia fuggevole alla mente subito scacciato con sollievo, si volta verso la ragazzina ancora immobile e ad occhi spalancati che la guarda con adorazione.

Con un rapido sguardo controlla le gradinate, la folla sta scomparendo nei corridoi, veloce come tanti scarafaggi sorpresi dalla luce, allora con un comando richiama a se l’uovo che scivola dolcemente fino ai suoi piedi poi con un cenno chiama la ragazzina e le indica di salire a bordo.

-Come sei arrivata qui? – le chiede mentre mette in moto e prende quota diretta verso il portale nel deserto. Saby ancora mezza imbambolata, passa la lingua sulle labbra screpolate cercando di spiegare, di raccontare quello che le era successo ma tossisce ad ogni parola con la gola in fiamme. La Guardiana da una tasca del veivolo prende una fiaschetta e la offre a Saby che riconoscente beve l’acqua fresca e rinfrancata racconta la sua storia. Arrivati al portale l’uovo cala dolcemente a terra e nel fiammeggiante tramonto le due scendono e Pam apre il varco per il mondo di Saby.

-Vai ora piccola, e stai attenta a dove metti i piedi – le dice con un sorriso.

La ragazzina in un impeto di riconoscenza abbraccia la donna ringraziandola. Poi curiosa, cercando di scrutare il volto della donna sempre nascosto dal cappuccio le chiede

-Ma tu chi sei?

-Mi chiamo Pam e sono una Guardiana.

FINE

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