Metamorfosi

per un amica che ora può volare.

-Dai, raccontami ancora la storia della Guardiana e di Mari, ti prego…

– Si stellina mia, ma poi prometti che chiuderai gli occhi e dormirai, domani è un giorno importante per te, il giorno del Cambiamento, e devi essere riposata e serena.

Promesso! – la ragazzina si stende per bene, le mani sotto la testa e guarda in attesa la mamma mentre quest’ultima si siede sulla sedia accanto al letto, le rimbocca le coperte e inizia a parlare con voce calda e morbida

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Pam camminava nel mondo accanto. Aveva varcato il portale dimensionale, un arco che racchiudeva il nero assoluto, scissa in miriadi di scintillanti particelle ed ora si trovava, ricomposta, in una landa desertica, sotto un nero cielo senza stelle e neanche la speranza di una prossima alba. L’aria era gelida e raffiche di vento ghiacciato l’avevano costretta ad avvoltolarsi nello scuro mantello di lana pesante. Appena effettuato il passaggio s’era girata per tornare indietro e cercare un mondo più ospitale quando aveva udito qualcosa nella mente, come un gemito o un richiamo lontano. Incuriosita aveva scandagliato tutt’intorno prima in cerchi sempre più ampi, poi trovata la direzione aveva scagliato un raggio sottile verso il luogo da dove proveniva il rumore ed ora andava verso di esso, illuminando il suo cammino con la flebile luminescenza che la permeava.

Il vento contrario la spingeva indietro ma Pam andava avanti, la testa bassa per evitare le buche e i sassi aguzzi, alzando di tanto in tanto gli occhi sugli scheletrici alberi cresciuti bassi e contorti quasi non volessero alzarsi verso il nero cielo. Dai rami spogli pendevano grigi pensieri stracciati che svolazzavano sotto le potenti raffiche senza mai lasciarsi portare via, desideri di scura polvere si alzavano ad ogni folata per poi ricadere pesantemente sul suolo, la Guardiana osservava, chinava di nuovo il capo e, pensierosa, continuava il suo andare, guidata dal lontano richiamo lamentoso.

– Chi sei tu che entri nei miei sogni?

La voce nella sua testa era querula e giovane, proveniva da uno dei tanti alberi nani, questo ricoperto di grigi pensieri e di ragnatele di dolore e desiderio. Pam si avvicinò e scrutando tra i rami vide un essere strisciante avvolto su uno stecco, un enorme bruco grigio dagli occhi neri e penetranti.

– Sono una Guardiana – rispose – mi chiamo Pam ed ho seguito il tuo richiamo. – poi guardandosi attorno – che posto è mai questo, che trasuda pene e dolore? E chi sei tu?

– Sono quello che vedi, una dei tanti che vivono in questo sogno, se vita si può chiamare… Ogni albero è abitato da un essere simile a me o diverso, ognuno con la sua forma e le sue storie e i suoi dolori – disse e continuò – puoi chiamarmi Mari, se vuoi.

Alle parole di Mari la Guardiana osservò di nuovo gli alberi morti, alcuni distanti, altri vicini ma non vide nessuno dei loro abitanti. Tornò a fissare lo sguardo sul bruco, sotto la sua pelle si intuiva a volte, in trasparenza, una debole luminescenza dalla forma strana, come se in lei fosse intrappolata un’altra cosa pulsante e radiosa.

– Tu – cominciò, cercando le parole – …tu. Perché sogni questo mondo triste? Non sai che ci sono i colori, il caldo sole, le acque azzurre, i cieli sereni?

E mentre diceva queste parole proiettava nella mente dell’altra le immagini di cui parlava.

Gli occhi neri del bruco si fecero grandi come piattini – E cosa dovrei sognare? Un posto dove gli altri mi guarderebbero con pietà o peggio con fastidio? – guardò con occhio critico l’alta e slanciata figura di Pam, tanto diversa da lei – Qui siamo tutti uguali nella sofferenza. Vattene Guardiana, per me non puoi fare nulla e nulla posso fare io per te.

Pam distolse gli occhi, si intabarrò ancora di più nel suo mantello, poi replicò

– Tu, Mari, non conosci i Guardiani, sappi che noi possiamo molto, io vedo oltre la tua pelle, vedo che dentro di te c’è un’anima luminosa che vuole liberarsi dalla forma che la imprigiona.

– Io posso molto ma devi essere tu a volere, tu a lottare per far uscire la tua anima splendente dalla forma strisciante. Vuoi?

Mari lanciò un grido mentale che risuonò forte e chiaro nella testa di Pam

– Sì! Voglio! – poi la voce si abbassò in un mormorio deluso – Ma come è possibile? Come posso fare?

La Guardiana alzò una mano e sfiorò con la punta delle dita il corpo dell’essere, cercò un punto e trovatolo alzo le dita tirando un sottile serico filo.

– Ecco Mari prendi il capo di questo filo e usalo, ti ho dato lo strumento tu devi fare il resto, saprai cosa farne ma… bada! Saranno sofferenze e buio e solitudine come mai hai provato e forse non riuscirai mai a volare. La scelta è tua. Io tornerò quando il tempo sarà giunto.

Così dicendo volse le spalle all’essere e si lasciò trascinare dal vento verso il portale per tornare nel suo mondo.

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È giunto il tempo, Pam attraversa il nero portale e si fa trasportare dal vento, stavolta a favore, verso l’albero di Mari. Da lontano giunge il noto richiamo:

– vieni Guardiana, ti stavo aspettando, fai in fretta che la mia nuova forma preme per rompere i lacci!

Veloce arriva Pam e giunta all’albero cerca con gli occhi Mari. Appeso ad un ramo contorto vede un grosso bozzolo pulsante e fremente. Non fa a tempo che a dire

– Eccomi, son qui – che con uno schiocco l’involucro si lacera e una forma umida si rivela ai suoi occhi.

-Avevi ragione – dice Mari – ho passato tempi di dolore e di paura, sola nel buio, aspettando e a volte perdendo la speranza ma con negli occhi della mente i tuoi colori, i tuoi cieli sereni e le acque cristalline e ora sono felice.

Srotola lentamente le umide ali, le distende per asciugarle al vento, ora debole e tiepido la variopinta Mariposa, le grinze si lisciano sotto la carezza dell’aria e in un attimo il sogno di Mari si tinge dei colori del mondo e le vibranti ali la sollevano alta nel profondo dell’azzurro.-

-Grazie Guardiana, sarai sempre nel mio cuore – le grida già lontana, ebbra di gioia e fremente per il desiderio di andare nel suo sogno nuovo tutto da scoprire.

Alza gli occhi Pam e segue il volo disordinato e ancora incerto della splendida farfalla, ora un puntolino perso nell’azzurro, un sorriso le illumina per una attimo il volto, si volta e torna veloce al suo sogno.

La ragazzina non ha ascoltato la fine della storia, ma queste storie non hanno fine, la madre si alza silenziosamente, spegne la piccola lampada e con una carezza e un bacio la lascia ai suoi sogni ed esce dalla stanza.

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