No, non lo avevo mai letto, mai avuto voglia o curiosità nemmeno da ragazza quando leggevo tutti i classici dell’ottocento su cui mettevo le mani. Alla fine, complice un offerta “ due per 9.90” l’ho preso e in queste giornate torride l’ho letto. E siccome fa troppo caldo per leggere con la luce accesa dopo circa la metà ho mollato il volume di carta e ho comprato un ebook, tra l’altro a prezzo stracciato. Che dire, è un romanzo scritto da una diciottenne, sia pur una diciottenne con un bagaglio di letture, di conoscenze letterarie non indifferente – sempre nell’ottica del periodo – un romanzo scritto nel 1816/17 dove, con gli occhi di oggi, vedo una esasperazione dei sentimenti, tutto è superlativamente buono o cattivo, assolutamente felice o miserevole. Conoscevo la storia solo in parte e per sommi capi, l’ho trovata poco horror, poco fantascientifica, e molto gotica, invecchiata male. Non è un romanzo che mi ha entusiasmato e appassionato come mi è successo con altri scrittori ottocenteschi e alla fine l’ho archiviato accanto a A ritroso di Huysmans con l’etichetta “andava letto perché fa cultura”. E’ un mito, non ci piove, affronta temi profondi e si può leggere su più livelli ma… limite mio non mi ha soddisfatta.
Tra l’altro una copertina che più brutta non si può.

Frankestein o il Moderno Prometeo di Mary Shelley (1816/17) Fanucci 2020, Piccola Biblioteca del Fantastico – traduzione Bruno Tasso – copertina Antonello Silverini – pag. 324